Gli anni di Raido Londra

 

RADIO LONDRA COMPIE 40 ANNI

Tra i ricordi del tempo di guerra di molti italiani figura ancora in primo piano Radio Londra. Può essere una sorpresa apprendere che questa emittente, che tanti ancora ascoltano ogni sera nella sua moderna veste de "L'Ora di Londra", sta per compiere 40 anni.

Le trasmissioni in italiano della BBC ebbero inizio il 27 settembre 1938, al momento culminante della crisi di Monaco. Fu allora che il Governo chiese all'ente radiofonico britannico di trasmettere il discorso rivolto alla nazione dal Primo Ministro Chamberlain in francese, tedesco e italiano. Occorreva improvvisare duesta trasmissione; e da questa improvvisazione ebbero inizio i Servizi Europei della BBC - di cui la sezione italiana fu una delle prime e più importanti componenti.

Con lo scoppio delle ostilità, nel 1939, le trasmissioni aumentarono di numero e di ampiezza; il Servizio Italiano da un quarto d'ora al giorno passa ad un'ora e mezza nel maggio del 1940, e cresce per stadi, fino ad una punta di una ventina di trasmissioni al giorno, per un totale di 4 ore e un quarto, nell'agosto del 1943.

Per molto tempo, la redazione notizie di Radio Londra non ha molto di buono da riferire: ma anche se le notizie sono cattive, le trasmette prima degli altri e nella forma più esauriente possibile. Ha un suono bizzarro e inconsueto per gli ascoltatori dell'Europa di Hitler e Mussolini questa radio che trasmette, senza ricami, notizie avverse: ma è un fato che finisce per rafforzare il credito di Radio Londra. Quando, in seguito, le notizie diventano buone, tutti ci credono.

Il successo di Radio Londra derivò dal fatto che il governo inglese invece di gestire in proprio la propaganda radio la affidò alla BBC. Ente autonomo, geloso della sua indipendenza redazionale, la BBC applicò alle trasmissioni estere i propri criteri tradizionali: le notizie vanno tenute rigorosamente separate dal commento

Nel Servizio Italiano c'è un personaggio che si imponte rapidamente all'attenzione degli ascoltatori: il Colonnello Stevens, soprannominato "Colonnello Buonasera" per la maniera che ha di iniziare i suoi commenti: gli ascoltatori indubbiamente se lo immaginano alto, biondo, tipicamente inglese. Era invece un uomo di statura media dal colorito mediterraneo; già Addetto Militare britannico a Roma, riflette la sua origine anglo-napoletana nella parlata, in cui l'accento inglese è ricco di materne sfumature partenopee.

La popolarità di Stevens fu enorme: "Viva il Colonnello Stevens", videro scritto a lettere giganti sul dorso di una collina le truppe alleate al loro sbarco in Sicilia. Più che persona, in realtà, il famoso colonnello fu un fenomeno creato dalla radio: perché se Stevens era la voce, le parole, il pensiero erano di Aldo Cassuto, un triestino che già aveva lavorato alla redazione de "Il Piccolo". La sua abilità consisteva non solo nella superba dialettica dei suoi commenti, ma nella capacità di redigerli in uno stile adatto alla "personalità" del Colonnello. Era un tono pacato e ragionevole, ben diverso dalla violenza verbale degli striduli commentatori fascisti: un tono carico di promesse implicite di un futuro roseo non appena l'Italia fosse rientrata negli schemi tradizionali, non appena corretta quell'aberrazione della guerra, voluta dal regime, e ancor più dai veri "cattivi", i tedeschi di Hitler.

Completamente diverso lo stile di un altro commentatore di Radio Londra, Candidus (pseudonimo di John Marus), inglese di passaporto, veneto di origine, le cui taglienti e sferzanti trasmissioni gareggiarono di popolarità con quelle di Stevens. Senza mai scendere a polemiche con i propagandisti fascisti e nazisti, Candidus svelava in pieno le loro menzogne, li inchiodava spietatamente al muro con la sua parola semplice, del tutto sfornita di tirate oratorie, ma secca e tagliente come uno scudiscio.

Altra voce intransigente, quella di Paolo Treves, votato al Socialismo e destinato, dopo l aguerra e fino alla sua immatura scomparsa, a distinguersi nella vita politica della Repubblica. Vogliamo ricordare anche, nella prima fase della guerra, le conversazioni del "Cittadino Britannico", il noto giornalista inglese Cecil Sprigge; e negli ultimi anni del conflitto quelle dell' "Osservatore Londinese" (Livio Zeno Zencovich) di Umberto Calosso, di Ruggiero Orlando; e i monologhi pieni di buon senso e scintillanti di fiorentina arguzia dello "Uomo Qualunque" (Elio Nissim).

Oltre ai commenti politici, c'era poi tutta una serie di programmi speciali: "l'Osteria del Buon Umore", dove, come informava il ritornello, "si può dire la verità":
Niente tedeschi,
niente censura,
niente paura,
e allegri si sta;

il "Sottovoce", conversazione che si immaginava avesse luogo in Italia tra un antifascista acceso (Paolo Treves), un antifascista moderato (Leo Shepley), e un ingenuo ‘benpensante' che non sa credere al dramma del fascismo (Tony Lawrence); la "Conversazione dell'Asse", che simboleggiava i rapporti tra Germania e Italia, ed era un dialogo tra Herr Bacher un industriale tedesco prepotente e grossolano (interpretato mirabilmente da George Weidenfeld, oggi il noto editore londinese Lord Weidenfeld) ed il Commendatore Mancini, il suo disorientato interlocutore italiano (parte svolta da Uberto Limentani, che doveva seguito diventare titolare della cattedra di Italiano all'Università di Cambridge).

Col progredire della guerra su suolo italiano, si diradano i programmi variati e leggeri. Cresce invece a dismisura il numero di messaggi speciali, quelle comunicazioni enigmatiche e affascinanti ("il maggiore con la barba", "la gallina ha fatto l'uovo", "la vacca non dà latte") destinate alle forze della resistenza.

Oggi tutti conoscono le funzioni di questi messaggi: si riferivano al paracadutare di viveri, armi e uomini, a spostamenti di unità, ad operazioni belliche: ma all'epoca i messaggi erano circondati dal segreto militare più assoluto. Li consegnava in redazione una staffetta motociclistica del Ministero della Guerra; l'annunciatore aveva giusto il tempo di dare un'occhiata al lungo foglio, prima di darsi alla lettura di diecine e diecine di messaggi, con il senso di compiere una mansione di vitale importanza. I messaggi, da poco usciti da una telescrivente militare, spesso inviati da partigiani su una radio da campo, giungevano sovente a destinazione scorretti e persino incomprensibili; e il povero annunciatore doveva cercare di rimediare in qualche maniera, con l'incubo che il suo operato potesse causare una catastrofe.

In quale misura Radio Londra contribuì alla vittoria alleata? E' impossibile valutarlo. Ma che una gran parte della popolazione italiana si rivolgesse per sei anni alla BBC per avere notizie attendibili è un fatto incontrovertibile. Il segreto del suo successo, ripetiamo, era semplice: attenersi ai fatti; ammettere le sconfitte così come si annunciavano le vittorie; dire la verità: cose queste di cui gli italiani erano assetati.

Ancor oggi, quarant'anni dopo, il Servizio Italiano della BBC riceve lettere dai suoi ascoltatori di quei giorni, che fedelmente continuano a seguire i suoi programmi. Come questa, giunta da un ascoltatore di Bologna:

"Nell'ascoltarvi, la mia mente si libera per un momento delle occupazioni attuali per andare a ritroso nel tempo, I ricordi intanto affiorano con nostalgia: di quando ero ragazzo e alla terribile guerra passata, mentre assieme a poche persone amiche si ascoltava, con un certo timore, Radio Londra e le note della Quinta Sinfonia di Beethoven introducevano il caratteristico "Buona Sera" del Colonnello Stevens. Quanti ricordi!"

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La BBC trasmette in italiano ogni sera dalle 22.00 alle 23.00 (23.00-24.00 quando vige in Italia l'Ora Legale) sulle onde medie di m. 251 (kHz 1196) e nei campi d'onda corta di m. 31 (MHz 9,915), m.49 (Mhz 5,99) e m. 75 (Mhz 3,975).

 

Da "Radio Londra compie 40 anni", BBC, 1978.

 

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